domenica 23 maggio 2021

Gli anelli di Saturno. Un pellegrinaggio in Inghilterra – W.G. Sebald



Nell'agosto del 1992 Sebald inizia un viaggio a piedi attraverso la contea del Suffolk, in Inghilterra, "con la speranza di sfuggire al vuoto che si stava diffondendo in me". È un viaggio colto lungo le strade della memoria, tra il disordine di ricordi, pensieri e associazioni di idee che dilatano i loro confini fino a creare un territorio a metà strada tra reale e letterario, uno spazio nel quale l'autore (e noi con lui) si perde.
"L’invisibilità e l’inafferrabilità di ciò che ci fa muovere, questo è rimasto un enigma, alla fin fine insondabile, anche per Thomas Browne che considerava il nostro mondo solo come l’ombra di un altro. Egli ha quindi sempre cercato, nelle sue riflessioni e nei suoi scritti, di considerare l’esistenza terrena, le cose a lui più vicine così come le sfere dell’universo, dal punto di vista di chi ne è al di fuori, anzi si potrebbe dire con lo sguardo del Creatore. E per attingere le vette, indispensabili da raggiungere a tale scopo, l’unico mezzo che gli si prospettava era quello di un pericoloso volo ad alta quota sulle ali del linguaggio."
Le cose passano, e noi camminiamo sulle macerie di mondi trascorsi e costruiti uno sull'altro come le mura di Troia. La storia è una storia dell'evoluzione e della distruzione, la memoria un velo attraverso il quale guardiamo il passato.
Troppe cose sono successe prima di noi e ciò vanifica la possibilità di riportarle in vita con il ricordo. E allora perché scriverne?
"a chi ce lo domandasse non sapremmo dire perché continuiamo a scrivere, se per abitudine o per ambizione, oppure perché non abbiamo imparato a fare altro, o per la meraviglia che ci prende davanti alla vita, o magari per amore della verità, per disperazione o indignazione, così come non sapremmo mai dire se scrivere accresca in noi la saggezza o la follia. E forse tutti noi perdiamo la visione d’insieme appunto perché intenti a costruire ciascuno la propria opera, ed è magari per questo che tendiamo poi a confondere la complessità crescente delle nostre costruzioni mentali con un progresso nella conoscenza, mentre nel contempo già intuiamo l’impossibilità di capire gli imponderabili che davvero determinano il corso della nostra esistenza."

"Scrivere – conclude Sebald – è l'unico modo che conosco per difendermi dai ricordi. Se restassero chiusi nella mia memoria, con il passar del tempo diventerebbero sempre più gravosi, al punto che finirei per crollare sotto il loro peso via via crescente. Per mesi, per anni, i ricordi dormono dentro di noi e vanno in silenzio lussureggiando, finché un evento irrilevante li ridesta ed essi ci rendono singolarmente ciechi per la vita. Quante volte ho dunque percepito i miei ricordi e la loro trasposizione sulla carta come una faccenda umiliante e, in fin dei conti, esecrabile! Eppure, che cosa saremmo mai senza il ricordo? Non saremmo in grado di mettere ordine nemmeno tra i pensieri più semplici, il cuore più ardente perderebbe la capacità di volgersi con simpatia a un altro, la nostra esistenza consisterebbe soltanto in una successione infinita di momenti privi di senso, e non vi sarebbe più traccia di un qualche passato. Che miseria, la nostra vita! Così piena di idee insensate, così vana da non sembrar altro, a un dipresso, che l’ombra delle chimere generate dalla nostra memoria. Sempre più terribile si manifesta in me la sensazione di un’infinita lontananza. ".

Links
https://diacritica.it/wp-content/uploads/10.-A.-Gaudio-Gli-anelli-di-Saturno-2020.pdf





sabato 15 maggio 2021

Tornabuoni Long



Il Long è un sigaro bitroncoconico lavorato a mano, con fascia e ripieno costituiti da Kentucky valtiberino stagionato per dodici mesi. 
È un sigaro virile e schietto, che non concede distrazioni, in grado di offrire una fumata importante da gestire con la cura che merita. Se a crudo si mostra piccante ma anche con sfumature dolciastre, appena acceso morde il freno: pungendo ti invita alla cautela. Ci vuole pazienza con il Long, perché quando il pepato inizia ad affievolirsi diventa prevalente la suggestione del legno affumicato, un gusto pieno e amaro che costituisce l'anima di questo sigaro e si mantiene costante per tutta la fumata ma che permette di apprezzare un'evoluzione importante nella quale è possibile riconoscere di volta in volta sfumature diverse: cuoio, erbe ma soprattutto nocciole tostate, il tutto mantenendo un alto livello di sapidità.
Il Long è "il" Toscano, un sigaro proustiano di alto livello.

domenica 25 aprile 2021

Hamburg. La sabbia del tempo scomparso – Marco Lupo



Libro di libri e sui libri, libro di lettori e sui lettori, Hamburg si sviluppa per vie originali: un gruppo di persone si ritrova per leggere storie scritte da loro e una serie di brandelli di manoscritti opera di uno scrittore sconosciuto che raccontano il bombardamento inglese di Amburgo durante la seconda guerra mondiale e i fatti successivi. "Lettura non come salvezza – dice Lupo in un'intervista – ma come scoperta, come abisso, come lotta interiore."
Lettura come resistenza, materiale parziale ed eterogeneo, storie degli scampati alla distruzione e di chi lavorò alla ricostruzione della città, frammenti di romanzo, fotografie e fonti diverse. L'intento è quello di ricostruire il ricordo attraverso una polifonia di voci e di esperienze.
Il ricordo che si mescola all'immaginazione creando qualcosa di nuovo, permettendo di ampliare lo sguardo e di vedere di più rispetto alla realtà, di andare in profondità, in una dimensione che è quella della letteratura.
Riscrivere il passato attraverso le voci di chi l'ha vissuto. Voci ma anche sentimenti, idee, storie. Una ricostruzione per frammenti che è solo una di quelle possibili, ponendo – di nuovo – al centro la letteratura che dimostra (se ce n'era bisogno) di essere viva e di godere ottima salute. Anche dalle nostre parti.

Bonus track
https://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/racconti/776-il-nostro-jean-marco-lupo

domenica 18 aprile 2021

Odissea – Nikos Kazantzakis

 

La più grande virtù sulla terra non è essere libero,

ma cercare insieme la libertà, senza pietà né tregua.


Il libro della vita di Kazantzakis: sette stesure in 14 anni di lavoro, summa poetica del percorso intellettuale dello scrittore cretese almeno come Rapporto al Greco può esserne considerata la summa in prosa.
Kazantzakis non ha paura del confronto con il mito e inizia esattamente dove Omero aveva lasciato, raccontando le vicende di Ulisse dall'arrivo ad Itaca in poi, attraverso un viaggio che toccherà Sparta, Creta e poi l'Egitto per scendere lungo il Nilo fino alle sue origini e ancora più giù approdando in Antartide.
Ulisse/Kazantzakis è l'uomo che cerca, condannato a seguire il suo destino di uomo libero e l'Odissea di Kazantzakis è il viaggio dell'uomo dentro e fuori di sé, alla ricerca della sua identità e del rapporto con Dio. Ulisse porta con sé le tutte le contraddizioni dell'animo umano, diviso tra la voglia di costruire e le lusinghe del caos, con pensiero e azione che faticano a trovare un punto di equilibrio perché l'armonia tra cuore e mente è per l'uomo un orizzonte lontano, un puntino verso il quale tendere e dal quale lo allontanano le forze primigenie, le pulsioni e gli istinti, quella vitalità della quale è intrisa tutta l'opera, una furia creatrice e distruttrice che non risparmia nemmeno io divino.
Dio, il dio di Kazantzakis, è un'entità con la quale l'uomo si confronta a testa alta, che l'uomo plasma a sua misura e che gli serve per spostare ogni volta il suo orizzonte un po' più in là. Un'entità della quale ha bisogno ma che al tempo stesso non può fare a meno di sfidare: io/dio, dopo pensiero/azione, è l'ennesimo dualismo dal quale gemmano le domande che muovono il mondo e poco importa se ad esse nessuno potrà mai dare risposta perché ciò che conta è la libertà di porsele.

"Libertà vuol dire battersi senza speranza in terra", si legge verso la fine del Canto XXI, “Non spero nulla, non temo nulla, sono libero” è l'epitaffio che si legge sulla tomba di Kazantzakis a Candia.