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domenica 26 febbraio 2012

Un magazzino, un mulino o un laboratorio


“Ecco cosa le dirò. Certamente le è capitato di andare in campagna. Se ha notato, in ogni villaggio c'è uno scemo e un saggio. Un contadino qualsiasi. La sua testolina sta tutta in un pugno e anche il cervello non sarà un granché. Ma lui pensa in modo chiaro e sensato, sulla scorta di quello che sa della vita e della propria esperienza personale. Ed è questo che le consiglio di fare. Il cervello umano si distingue non solo per le dimensioni, ma anche per il modo con cui si appropria del materiale che apprende. Semplificando il cervello può essere considerato come un magazzino, un mulino o un laboratorio chimico. Un magazzino può essere molto capiente, ingombro di molti oggetti, ma più oggetti ci sono, più è difficile sistemarli. Il mulino è in grado di macinare solo quello che vi si versa dentro. Può anche essere piccolo e primitivo, ma se il grano è buono, ne farà una farina niente male. Se si prende, invece, un mulino grande, moderno, con buone macine e bagli ideali, e ci si mette dentro del grano scadente, non si tirerà fuori niente di buono. Il cervello più raffinato è quello creativo: il laboratorio chimico. Ci si mette dentro quello che si vuole e ne esce qualcosa di completamente nuovo, una sintesi. E' così che funziona tutto: il sapere, la memoria, la capacità di pensieri originali. Un cervello del genere si incontra raramente, è raro anche in chi ha la testa grossa.”
“Certamente Lenin aveva un cervello così”, proposi io.
“Lenin?” chiese di rimando l'Ammiraglio stupito. “Cosa dice? Lenin aveva un cervello ideologico. Un altro tipo ancora, anch'esso che si incontra raramente. Non magazzino, non mulino, non laboratorio, ma una specie di stomaco cerebrale. Lo si riempie dei cibi più diversi di alta qualità, e tutti vengono digeriti e trasformati in merda.”
“Be', allora”, mi rallegrai per aver trovato la definizione, “vuol dire che anche Šubkin ha un cervello-stomaco.”
“No, no”, obiettò il mio interlocutore. “ Šubkin ha appunto un cervello-mulino. Se ci si mettesse un buon grano, potrebbe venir fuori la farina. Ma lui ha caricato il proprio mulino con la merda leninista e all'uscita ci si trova ancora merda.”
Gettai nel fuoco i fondi de tè e mi feci una seconda porzione.
“Anche per lei il bis?” chiesi all'Ammiraglio.
“Sì, grazie.”
“Alla fin fine vorrei tirare le somme della conversazione che abbiamo iniziato”, dissi. “Dunque lei ritiene che un uomo può essere molto istruito, sapere tante cose, possedere una memoria fenomenale, avere capacità straordinarie per le lingue e con tutto ciò essere semplicemente un cretino?”
“Be', sì”, assentì l'Ammiraglio. “Il suo Šubkin ne è un esempio.”
“E Lenin?”
“Anche Lenin è un cretino”, disse tranquillamente l'Ammiraglio.
E qui io non mi trattenni più.
“Be', sa”, dissi, “lei, naturalmente, è un originale e un amante dei paradossi, io stesso sono critico nei confronti di Lenin, ma da qui a chiamarlo cretino... ce ne vuole. Ha rovesciato il mondo intero.”
“A che scopo?”
“A che scopo è un'altra faccenda.”
“Eh no”, si scaldò finalmente l'Ammiraglio. “Non è affatto un'altra faccenda. L'ho già spiegato al suo Šubkin. Colui che si prefigge uno scopo e lo realizza è una persona intelligente. Ma chi si prefigge uno scopo irrealizzabile e non capisce che è irrealizzabile, non può considerarsi intelligente.”
“Be', sul piano pratico, poniamo, lei può avere anche ragione. Ma Lenin si era prefisso uno scopo grandioso, non uno qualsiasi.”
“Perciò non è un cretino qualsiasi”, disse l'Ammiraglio. “E' un cretino grandioso. Se lo scriva sul suo quadernetto: Lenin è un cretino grandioso.”
L'Ammiraglio tacque per un momento, poi decise che il suo pensiero andava argomentato almeno un po'.
“Io...”, disse, “a differenza di lei, ho avuto tempo... me lo sono letto da cima a fondo. Lui, scusatemi, si è smerdato completamente. In tutti i sensi. Ha fatto la rivoluzione, s'è impadronito del potere, ha rovesciato la Russia, ma per che cosa? Dove sarebbe quello che aveva previsto? Dov'è il comunismo? Perché il capitalismo è ancora vivo, se già ai suoi tempi aveva raggiunto l'ultimo stadio? Šubkin, a riprova dell'intelligenza di Lenin, diceva che dopo la rivoluzione lui aveva capito che si erano spinti troppo in avanti, per questo decise di tornare in parte al capitalismo e istituì la NEP. Ma non è stupido distruggere quello che era già bell'e fatto per poi ritornarvi in parte? Nel complesso, lo ripeto, il vostro Lenin era un grandioso cretino, o un cretino geniale, se vi piace di più così.”
Era già tardi, ma io, rischiando di perdere l'ultimo autobus, chiesi all'Ammiraglio cosa pensasse di Stalin. Un cretino anche lui?
“No”, disse l'Ammiraglio avvolgendosi nel plaid. “Stalin non era affatto un cretino. Lui si era posto degli obiettivi ben chiari e li realizzò con precisione.”
“Ma ciononostante lui diceva...”
“Cosa c'entra quello che diceva” sbadigliò stancamente l'Ammiraglio, “Conta quello che faceva. E lui faceva sempre quello che voleva.”

[Vladimir Voinovič: "Propaganda monumentale"]

sabato 7 gennaio 2012

Quindici anni in una pagina

Persistendo nella sua condizione di sonnambulismo, Aglaja perse il controllo sullo scorrere del  tempo, non sapeva più cosa era accaduto un giorno o cinque anni prima, e cosa le stava succedendo ora. Si accorgeva solo delle manifestazioni particolari di quei cambiamenti globali: la vodka era in vendita dalle undici, poi dalle due, poi dalle cinque, poi tutte le ventiquattro ore. 
Di tanto in tanto, accendendo la televisione,vedeva i funerali di un pezzo grosso sulla Piazza Rossa. Uno veniva seppellito, l'altro teneva il discorso ufficiale. Chiudeva un attimo gli occhi, li apriva: e già stavano seppellendo quello che aveva appena parlato e quello che parlava ora lo dovevano sorreggere. Chiudeva, apriva - sentiva le parole: perestrojka, accelerazione, glasnost'. Sullo schermo apparivano meeting, bandiere, manifesti, il popolo incitava: "Boris, sbaragliali!" Boris gettò la tessera di partito sul tavolo, si arrampicò su un carrarmato, dal carrarmato spararono sulla Casa Bianca, fu inaugurata l'economia di mercato. Arrivò la postina, portò la pensione: trecentomila rubli. Aglaja pensò: niente male! Aveva paura ad andare in giro con tagli così grossi, raccattò tre rubli e sessantadue copechi di moneta e corse al negozio a prendersi una bottiglia. "Ehi, mammetta, vieni giù dalla luna?" le dissero. "Perché?" "Come perché!" "La vodka non costa tre rubli e sessantadue, ma venticinquemila." Ripiombò nella realtà e si spaventò. Comprava la vodka ogni giorno e si era abituata all'aumento dei prezzi, ma qui era come se le fossero scivolati via dalla memoria anni interi. Corse a casa, prese quello che le era necessario, e poi tornò indietro per andare al Comitato principale del partito a chiedere quando sarebbe finito quel casino. E invece, là dove cercava il Comitato del partito, trovò il casinò "La ruota della fortuna" con lo show erotico "Volo notturno". Fermò un ragazzino che passava di lì in bicicletta e gli chiese se sapeva dove avevano trasferito il comitato provinciale del PCUS. Lui chiese: "PUS cosa?" E dopo esserselo fatto ripetere una seconda volta senza capire, se ne andò. In cortile incontrò Babalja e lei le spiegò che negli ultimi anni era stato restaurato il capitalismo, il PCUS si era sciolto, presto Lenin sarebbe stato portato via dal Mausoleo e la famiglia imperiale sarebbe stata sepolta con tutti gli onori a San Pietroburgo. A Leningrado, la corresse Aglaja. Ma venne fuori che non c'era più nessuna Leningrado, c'era San Pietroburgo.
Aglaja uscì per strada, scambio il voucher per una bottiglia e cadde di nuovo in letargo.

[Vladimir Vojnovic: "Propaganda monumentale"]