sabato 20 marzo 2021

Clessidra – Danilo Kiš

 


«Clessidra rappresenta il mio tentativo di liberarmi dalla fatale prima persona singolare e di parlare di cose e di eventi attraverso l'oggettivazione della realtà. Il tentativo di superare la lirica con l'epica. Gli eventi in Clessidra iniziano, come nella creazione del mondo, da tenebre bibliche, e l'intero romanzo è, in effetti, una sorta di parabola della creazione. E in fondo è anche il tentativo di rappresentare, attraverso un unico frammento, un'unica testimonianza, ciò che si potrebbe chiamare la condizione umana»

Così si legge in Homo poeticus, una dichiarazione di intenti niente male con la quale Kiš pone subito un'asticella ben alta per un romanzo che partendo da certi stilemi vicini al Nouveau roman si propone di costruire qualcosa di simile a un'opera-mondo per il più difficile dei suoi libri che chiude la trilogia "della memoria" iniziata con Dolori precoci e proseguita con Giardino, cenere.
Clessidra è un libro che meriterebbe almeno un paio di letture o almeno l'ausilio del riassunto che ne fa Scaruffi (https://scaruffi.com/writers/kis.html), tanto la trama risulta complicata da ricostruire. La storia di Eduard Sam, E.S., l'alter ego del padre dell'autore è narrata attraverso episodi della sua vita, pezzi di interrogatori, sogni, riflessioni, brani del "diario di un pazzo", scene di viaggio ed una lettera, il tutto saltando avanti e indietro sulla scala del tempo disorientando non poco il lettore.
Si deve resistere, perché il romanzo merita tutta l'attenzione che richiede. Si deve resistere perché è lo stesso Kiš, sempre il Homo Poeticus, a invogliarci a tener desta l'attenzione e proseguire nella lettura:

«Personalmente preferisco che il mio romanzo, Clessidra, venga letto da un centinaio di veri lettori piuttosto che da alcune migliaia di persone alle quali è piaciuto lo sceneggiato televisivo e che, giocando a carte, sorseggiando un caffè e chiacchierando, davanti a un bicchiere o a un piatto, sono costrette a vedere i mio lavoro sullo schermo, mentre preferirebbero guardarsi uno spaghetti-western o uno dei cosiddetti serial "umoristici", per riposarsi e svagarsi, come si suol dire…»

Un libro di frammenti, una storia che si fa durante il percorso, una narrazione che procede cambiando in continuazione la messa a fuoco, avvicinando e allontanando la cinepresa, con particolari minimi che improvvisamente diventano protagonisti e poi, altrettanto rapidamente, sfumano rendendo difficile la comprensione dell'immagine.
I fili che Kiš muove sono difficili da seguire, creano collegamenti sotterranei e imprevedibili tra gli oggetti e le persone, si fanno e disfano in continuazione tessendo uno strano legame tra causalità e casualità, ma sono perfettamente funzionali a rappresentare non solo l'idea di romanzo dell'autore ma anche la sua idea di mondo. Attraverso Eduard Sam, Kiš ci parla dell'uomo, della complessità dell'esistenza, delle sfaccettature dell'anima e delle difficoltà della vita che possono essere rappresentate solo attraverso frammenti, evitando le scorciatoie di una sintesi semplicistica quanto fallace perché i frammenti della vita di Eduard Sam sono i pezzi di una personalità complessa e contradditoria, che è quella del protagonista ma anche la nostra.

Links
https://culturificio.org/frammenti-disomogenei-su-clessidra-di-danilo-kis/

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