sabato 28 febbraio 2015

Lezioni di letteratura argentina: Piglia su Arlt


...Borges è anacronistico, mette un punto finale, guarda verso il XIX secolo. Quello che apre, che inaugura, è Roberto Arlt. Arlt ricomincia da capo: è l'unico scrittore veramente moderno che la letteratura argentina del XX secolo abbia prodotto.
[...] io ti dico che Arlt scriveva male, la verità è che scriveva con il culo, scriveva come se volesse rovinarsi la vita, screditarsi da sé. Il masochismo che gli derivava dalla lettura di Dostoevskij, quel gusto per la sofferenza alla maniera di Alesa Karamazov, lui lo riservava unicamente al suo stile: Arlt scriveva per umiliarsi, nel senso letterale dell'espressione. Scriveva male: ma nel senso morale della parola. La sua è una scrittura cattiva, una scrittura perverso.È uno stile criminale.Fa quello che non si deve fare, quello che sta male, distrugge tutto quello che per cinquant'anni si era inteso come scrivere bene.
Arlt scrive contro l'idea di stile letterario, ossia contro quello che ci hanno insegnato si deve intendere per scrivere bene, cioè scrivere in modo corretto, accurato. Perciò il miglior elogio che si possa fare di Arlt è dire che nei suoi momenti migliori è illeggibile; almeno secondo i critici è illeggibile: non possono leggerlo, in base al loro codice non possono leggerlo. Tutti i critici (salvo due eccezioni) si trovano d'accordo su una sola cosa: nel dire che scriveva male. È una delle poche concordanze unanimi che può offrire la letteratura argentina. Hanno ragione, dato che Arlt non scriveva dallo stesso luogo che occupavano loro, né in base allo stesso codice. In questo Arlt è assolutamente moderno: è più avanti di tutti quei citrulli che lo accusano.
[...] Lo stile di Lugones è uno stile impegnato a cancellare qualsiasi traccia dell'impatto , o meglio, della mescolanza provocata dall'immigrazione sulla lingua nazionale. Infatti quel bello stile ha orrore del miscuglio. Arlt, è evidente, lavora in un senso esattamente opposto. Maneggia ciò che rimane e si sedimenta nel linguaggio, lavora con i resti, i frammenti, il miscuglio, ossia con quella che è realmente la lingua nazionale. Non intende il linguaggio come un'unità, come qualcosa di coerente e liscio, come un conglomerato, una marea di gerghi e voci. Per Arlt la lingua nazionale è il luogo in cui convivono e si confrontano diversi linguaggi, con i loro registri e i loro toni. E questo è il materiale con cui si costruisce il suo stile. Questo è il materiale che lui trasforma, facendolo entrare nella "macchina versatile", per citarlo, della sua scrittura. Arlt trasforma, non riproduce. In Arlt non c'è una copia della lingua parlata. Capisce che la lingua nazionale è un conglomerato.

[Ricardo Piglia: "Respirazione artificiale"]

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