sabato 8 aprile 2023

Il capolavoro sconosciuto – Honoré de Balzac



Il capolavoro sconosciuto – Honoré de Balzac
(trad. Carlo Montella)
Passigli editore 1990 – I ed. 1831

Ci sono libri la cui importanza trascende la volontà dell'autore; viaggiano attraverso il tempo come un fiume la cui portata aumenta man mano che scorre, fino ad uscire dall'alveo naturale per tracimare nei territori vicini e renderli più feritili. Questo potrebbe essere il caso de Il capolavoro sconosciuto, romanzo breve e dalla trama sottile solo in apparenza, perché in quella settantina scarsa di pagine è racchiusa una storia dalla profondità di un dialogo platonico, un diamante la cui luminosità è ancora in grado di colpire il lettore a quasi duecento anni di distanza.
L'incontro del giovane pittore Nicolas Poussin con il collega Porbus e il vecchio Frenhofer è un pretesto per discutere sullo scopo dell'arte: riprodurre la realtà o superarla nell'aspirazione a raggiungere una dimensione diversa, come si propone l'anziano maestro?
"La missione dell'arte non è copiare la natura, ma esprimerla!" dice Frenhofer a Porbus a proposito di un suo quadro che raffigura la Maria Egiziaca. "noi dobbiamo cogliere lo spirito, l'anima, l'immagine profonda degli oggetti e delle creature.". E ancora: "Una donna, voi la disegnata, ma non la vedete! Non è così che si arriva a violare l'arcano della natura. […] Voi fate alle vostre donne delle belle vesti di carne, dei bei drappeggi di capelli, ma dov'è il sangue che suscita la calma o la passione e che è causa di ogni effetto particolare? […] cosa manca? Un niente, ma quel niente è tutto: avete l'apparenza della vita, ma non esprimete la sua pienezza traboccante, quel qualcosa che forse è proprio l'anima e che fluttua nebulosamente sopra l'involucro."
Frenhofer, dunque, come unico depositario del segreto per accedere alla vera arte, ma il castello crollerà nel momento in cui mostrerà ai due amici il dipinto alla cui realizzazione ha dedicato anni, nel quale ha trasferito tutte le sue capacità e che dovrebbe elevarlo a un livello al quale nessuno è mai giunto. I due amici non vedranno nessuna grandezza in quel dipinto ma solo un'accozzaglia di colori e linee confuse e ciò spingerà il vecchio a riconsiderare la sua opera e il suo lavoro, precipitandolo in una spirale senza ritorno.
Tutto qui, eppure è proprio quando il romanzo finisce che comincia a vivere: difficile dire se Balzac fosse consapevole della portata dei temi che con il suo romanzo metteva in gioco, di certo Il capolavoro sconosciuto è un'opera senza tempo che continuerà a interrogarci con domande per le quali non esistono risposte assolute. L'arte non potrà mai superare la natura perché priva del suo slancio vitale? Frenhofer ha fallito davvero o sono stati Poussin e Porbus a non riconoscere la sua grandezza? Quale rapporto si crea tra l'opera d'arte e il pubblico che ne fruisce? Che collegamento c'è tra la realtà e la sua rappresentazione?

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