sabato 6 gennaio 2024

Il libro nero – Orhan Pamuk

 

Il libro nero – Orhan Pamuk
(trad. Şemsa Gezgin)
Einaudi editore 2007 – I ed. 1990


"Tutto sommato non c'è niente di sorprendente come la vita. Tranne lo scrivere.
Lo scrivere. Sì, certo, tranne lo scrivere, l'unica consolazione che abbiamo."

La trama è un pretesto, come si dice in questi casi. Il libro nero (ma meglio sarebbe dire "oscuro") è la storia di Galip che indaga prima sulla scomparsa della moglie Rüya e poi anche su quella di Celâl, il fratellastro di lei, vagando come un sonnambulo per una Istanbul misteriosa, sospesa in una nebbia che mescola presente e passato. La trama è, appunto, il pretesto utilizzato da Pamuk per imbastire una serie di travolgenti riflessioni che partono dal mistero dell'esistenza per allargarsi al tema dell'identità in un gioco borgesiano che ingloba, tra l'altro, il doppio (a iniziare dalla città stessa, che vive nell'Est guardando all'Ovest), in un gioco di specchi nel quale il protagonista, e noi con lui, si perde e si ritrova cambiato.
L'identità, un gigante dai piedi d'argilla che si sgretola non appena si gratta sotto la superficie e ci precipita in un abisso senza fondo. L'identità che non è quello che sembra, ma qualcosa di inafferrabile e in continua trasformazione, sospesa tra sogno e realtà, ricordo e presente, letteratura e vita vera. Lo sa bene Galip, che investigando su Rüya e Celâl finisce risucchiato all'interno del gioco, riuscendo a perdersi un po' di più ogni volta che crede di fare un passo nella direzione della verità per scoprire che il mistero, non la luce è il centro del mondo.
L'unico modo di essere se stesso è diventare un altro o perdersi nei racconti di un altro; e ognuno dei racconti che voglio raccogliere nel libro nero me ne ricorda un terzo e un quarto, esattamente come le nostre storie d'amore e i giardini dei ricordi che danno l'uno nell'altro.



 

sabato 16 dicembre 2023

L'amico estraneo – Christoph Hein


L'amico estraneo – Christoph Hein
(trad. Fabrizio Cambi)
edizioni e/o 1987 – I ed. 1982

Novella circolare, con la narrazione che parte dalla fine per precedere a ritroso per raccontare la storia di Claudia e la relazione con Henry che la protagonista tiene sempre sotto il rigido controllo della ragione. Il suo è un profilo psicologico apparentemente semplice, quello della donna ferita dal fallimento del matrimonio e che ora ha paura di investire emotivamente in una relazione stabile, eppure sotto la superficie c'è molto di più. Il malessere di Claudia, ad esempio, sembra esistenziale, affonda le radici in episodi dell'infanzia (le visite ai miei genitori mi rendono sempre nervosa. Sono visite di cortesia a persone alle quali non mi lega niente), l'atarassia che mostra agli altri ci appare come una posa, un'armatura difensiva con molte più crepe di quanto lei stessa sia disposta ad ammettere e il suo decisionismo solo un tappeto sotto il quale nascondere i sensi di colpa.
Con una scrittura asciutta e precisa, Hein rende bene il tentativo di Claudia di dare ordine alla sua vita, di costruirsi un equilibrio che le consenta di vivere sulla superficie delle cose cercando di tenere a bada il rimosso. Vivere alla giornata senza cullare illusioni ma prendendo quello che viene per il tempo che potrà durare. Difendere la propria intimità, un dolore che gli altri non possono comprendere e che lei stessa fatica a definire. Accettare la vita come qualcosa di inevitabile e soprattutto non condivisibile, continuando a raccontarsi la solita favola mentendo a se stessa: "Ho la pelle in ordine. Mi posso permettere tutto quello che mi piace. Sono sana. Tutto quello che potevo raggiungere, l'ho raggiunto. Non saprei quello che mi manca. Ce l'ho fatta. Sto bene."
Quello che Hein lancia nello stagno è un sasso che si allarga in cerchi sempre più larghi che finiscono per schizzare acqua anche si di noi: Claudia, la DDR, l'Europa…

domenica 10 dicembre 2023

Alte vette

Quali sono gli scrittori contemporanei che amiamo di più? Quelli che non ci stanchiamo di leggere, quelli che toccano le nostre corde con facilità sorprendente, quelli dei quali attendiamo con l'ansia l'uscita di un nuovo libro, quelli che rappresentano un porto sicuro quando incappiamo nel blocco del lettore, quelli dei quali leggeremmo anche la lista della spesa, quelli che quando non ci convincono sino in fondo, certamente "è colpa nostra".
Ecco il nostro Olimpo.



sabato 2 dicembre 2023

domenica 29 ottobre 2023

Dizionario del linguaggio dei fiori – António Lobo Antunes



Dizionario del linguaggio dei fiori – António Lobo Antunes
(trad. Vittoria Martinetto)
Einaudi editore 1997 – I ed. 1988

Tornare a Lobo Antunes equivale a volgere la prua verso un porto sicuro, a immergersi ancora una volta nella fitta architettura che lo scrittore portoghese ha affinato nel corso della sua lunga produzione letteraria per ascoltare l'ennesima storia fatta di ricordi. Dipinto, sinfonia… è facile finire per scomodare immagini che caratterizzano altre espressioni artistiche quando si decide di parlare di un libro di questo autore, tanto le sue parole sono capaci di scatenare suggestioni che rompono i confini del romanzo per scivolare fuori dalla pagina arrivando fino a schizzare dentro di noi.
Cicogne e caravelle ci accolgono all'interno di un libro nel quale la cronologia è un termine vuoto, perché il tempo non è quello scandito dal ticchettio dell'orologio ma quello che prende forma all'interno della mente, una nuvola di fumo nella quale presente e passato si mescolano per dare forma ai pensieri. Protagonista assoluto è il ricordo, sfumato di nostalgia e compassione: Lobo Antunes punta la macchina da presa su gesti, persone e oggetti per togliere la polvere del tempo passato e con l'autorevolezza del demiurgo resuscita le ombre dall'oblio soffiandovi sopra nuova vita, per ascoltarle parlare e generare quei legami, pensieri, gesti che muovono la lenta ruota della trama.
Dizionario del linguaggio dei fiori è un altro romanzo polifonico, con la trama ridotta a poco più di un pretesto per raccontare tante storie, un fiume con mille affluenti, una cicogna che apre le ali e vola nel cielo terso di Lisbona mentre sotto scorre il tempo, immobile come il Tago e come i treni "minuscoli molto in basso, in lontananza, che partono da chissà dove per nessuna destinazione che è la loro sorte".