
Innanzitutto sul fatto che Don Chisciotte sia realmente rinsavito: probabilmente questa è una nostra interpretazione per cercare di difendere l’eroe cavaliere al quale ci siamo affezionati, ma anche Cervantes ci mette qualcosa di suo per confondere le acque, spiegando che Don Chisciotte cade malato, vittima di una febbre che dura alcuni giorni, poi si addormenta e quando si sveglia pronuncia il discorso che abbiamo appena sentito. Bene, le parole di ravvedimento sono pronunciate da un malato grave, con il pesante condizionamento di una febbre persistente, che sappiamo bene come possa alterare le facoltà di giudizio. La domanda è: siamo così sicuri che Don Chisciotte ora sia lucido e prima fosse pazzo? E se fosse il contrario?
Seconda osservazione: non appena ha riacquistato il senno il nostro eroe non vuole più essere chiamato Don Chisciotte ma Alonso Quijano. Ne deduciamo che allora è questo Alonso Quijano il convertito, il saggio, colui che non crede alla cavalleria ed anche colui che muore. Seguendo questo ragionamento ne consegue che Don Chisciotte della Mancia, il cavaliere dalla trista figura, il cavaliere dei leoni, non è né ravveduto né morto.