domenica 2 aprile 2017

Clarice Lispector - Acqua viva




A caccia di farfalle con il retino bucato

Un libro coraggioso. Un monologo in forma di lettera nel quale Lispector sceglie la strada rischiosa del flusso di coscienza camminando sul ciglio dell’illeggibilità: poca trama, pensieri espressi in frasi brevi e a volte disordinate, ad indicarne la frammentarietà.
Parafrasando l’epigrafe, una citazione di Seuphor relativa alla pittura, si può dire che scopo del libro è indagare i misteri della parola, di una scrittura “totalmente libera dalla dipendenza della figura – l’oggetto –, che, come la musica, non illustra nessuna cosa, non racconta una storia e non inaugura un mito.” […] “si accontenta di evocare i regni incomunicabili dello spirito, dove il sogno diventa pensiero, dove il tratto diventa esistenza.”
Se non bastasse, Lispector chiarisce sin dalle prime pagine che quella che attende il lettore è una lettura “estrema”: “sto provando a cogliere la quarta dimensione dell’istante-adesso che da quanto è fuggevole già non è più perché si è appena trasformato in un nuovo istante-adesso che neppure lui è più. Ogni cosa ha un istante in cui è. Voglio impossessarmi dell’è della cosa. Quegli istanti che passano nell’aria che respiro: fuochi d’artificio che esplodono muti nello spazio.” Come a dire: astenersi amanti dell’intreccio, cultori della bella trama, appassionati della logica, qui siamo in un altro campo dove si rincorrono idee che non sappiamo dove ci porteranno, qui si va a caccia di farfalle con il retino bucato.
Il cogliere l’istante di cui parla l’autrice non è tanto rivolto al carpe diem, quanto ad indagare le potenzialità della parola, il suo potere evocativo. Non interessa il significato della frase ma il sommerso, quello che essa è in grado di suscitare.
L’istante è irripetibile e può essere solo vissuto o mostrato, non spiegato. L’istante e soprattutto il suo fluire, quel momento magico che segna un passaggio tra un prima e un dopo, quell’attimo fantastico sospeso in volo tra due certezze, una vibrazione, un momento in cui si avverte come un brivido il pulsare della natura.
Acqua viva è un esercizio di equilibrismo, un camminare in bilico sull’orlo del precipizio: da una parte c’è la realtà, con la sua logica rassicurante, dall’altra la fantasia con il fascino delle regole sovvertite. Indagare le potenzialità della parola, si è detto, rinunciare all’ordine, alla verità, per addentrarsi in un territorio sconosciuto, dove non esistono vincoli. Ogni parola diventa allora un passo nell’ignoto, padrona di se stessa, libera di creare, viaggio verso territori nuovi ma anche all’interno di se stessi.
Acqua viva è parola che si fa pittura e anche musica, per il potere evocativo che Lispector le conferisce nell’aspirazione a penetrare la natura delle cose, a riunire in un unicum armonia e disarmonia, sogno e realtà, immanente e transitorio, desiderio certo irrealizzabile ma che l’Arte non può fare a meno di inseguire.

Nessun commento: