domenica 19 luglio 2020

Breve storia dei russi – Aleksandr Herzen




Herzen scrive questa Breve storia dei russi subito dopo il fallimento della primavera dei popoli del 1849, quando in Russia è viva la disputa tra occidentalisti e panslavofili, la sua è quindi un'analisi fatta dal dentro, mentre cioè le cose stanno accadendo e priva quindi di quella distanza temporale dai fatti che permette agli storici di giudicare con migliore precisione. Eppure, nonostante l'influenza romantica, quella che sviluppa è un'analisi interessante della storia sociale russa, nella quale gioca un ruolo di primo piano anche la letteratura (con pagine importanti sul ruolo di Puškin, Polevoj, Senkovskij, Belinskij, Ciadajev, Lermontov e Gogol').
Herzen vede la Russia del 1848 come un "cantiere" che affonda le radici nella guerra patriottica (Отечественная война) del 1812 e considera gli avvenimenti precedenti come un antefatto. Nella sua trattazione parte dalla Rus' di Kiev e dagli elementi estranei che nei secoli si mescolarono alla civiltà russa, a partire dai normanni (i vareghi) che dal IX al XVII secolo rappresentarono le famiglie sovrane, ai bizantini (con la conversione all'ortodossia greca nel 1600), fino alle devastazioni dei mongoli e alla creazione dei khanati. La rivolta che ne seguì portò all'affermazione dell'assolutismo moscovita invece che al successo delle istituzioni comunali che proponeva il principato di Novgorod, con l'avvento degli zar e la divisione in classi sociali sotto Pietro I.
Per Herzen, si diceva, una data fondamentale è quella della Campagna napoleonica del 1812, quando il popolo prese le armi per difendere l'impero dal nemico francese, senza ricevere alcuna ricompensa in cambio del sangue versato in nome della patria. Questo (e non solo questo) aprì le porte ai moti decabristi, alla repressione di Nicola I ma anche, negli anni successivi al 1840, al ritorno alle idee nazionali con il confronto di idee tra panslavismo moscovita ed europeismo russo. Nella ricerca di  un "ordine di cose più conforme al carattere slavo", gli slavofili commisero secondo l'autore l'errore di rifugiarsi sotto la croce della chiesa greca predicando "il disprezzo dell’occidente, l’unico ancora atto a gettare luce nel buio baratro della vita russa e il passato, da cui appunto ci si sarebbe dovuti liberare.
Quella che Herzen propone sembrerebbe così una "terza via", che persegue con convinzione esortando i suoi connazionali a fare un passo avanti per liberarsi dai sistemi di potere del passato cercando di coniugare il bisogno di istituzioni forti con la libertà dell'individuo, nella speranza che la forza del suo popolo unita al bisogno di stabilità possa trainare anche gli altri popoli europei nella rivolta contro l'assolutismo:

"Si rimprovera all’Europa che non può staccarsi dalle sue istituzioni; però gli slavofili non solo non sanno dire come essi pensino di risolvere la contraddizione fra stato e libertà dell’individuo, ma evitano persino di entrare in particolari dell’organizzazione politica slava, di cui non smettono di cianciare. Essi non hanno occhio se non per il periodo di Kiev, e per la comunità rurale. Ma il periodo di Kiev non impedì il sopravvento del periodo di Mosca, né salvò dalla perdita di tutte quante le libertà; la comunità rurale non salvò dalla servitù i contadini. Non vogliamo certo negare l’importanza della comunità, poiché essa è una accolta di uomini liberi, e senza la libertà personale non v’è nulla di solido e durevole. L’Europa, che non conosce quell’istituzione, o l’ha perduta nel corso dei secoli, ne ha compreso l’importanza, e la Russia, che la possiede da un millennio, se ne rende conto solamente da quando l’Europa ha diretto la sua attenzione sul tesoro che nasconde nel suo seno. Si è cominciato ad apprezzare la comunità slava solo da quando il socialismo la sta propagando. Invitiamo gli slavofili a provare il contrario. L’Europa non ha risolto il contrasto fra individuo e stato, ma almeno l’ha messo in discussione. La Russia s’è affacciata al problema dal lato opposto, ma non l’ha risolto neanche lei. La nostra parità comincia solo per l’esistenza di questo problema. Le nostre speranze sono più vive, perché siamo all’inizio; ma una speranza è tale unicamente perché è possibile che non s’avveri mai."

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