domenica 14 giugno 2009

Pagina di libro notturno

Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.

Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.

Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.

E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c'era l'altra costa
e i dominatori.

Uomini con futuro
invece di volti.

[Tomas Transtromer: "Poesia dal silenzio"]

sabato 13 giugno 2009

Dichiarazione di intenti

Non sono il nuotatore avvezzo al mare
che slancia con foga il braccio sopra l’onda
o il bambino attratto dall'ebbrezza
di abbandonarsi a schizzi e giochi d’acqua.
Io preferisco restarmene in disparte
e se mi avvicino è solo per guardare,
io sono di quella specie che predilige l’ideale
e lascia l’oggetto a chi lo vuole.
Col tempo ho affinato i miei strumenti
col tempo ho imparato a sublimare:
ascoltare il silenzio, il muto parlare
spogliarsi del peso del reale
scoprendo che senza è più facile volare.

[Lars W. Vencelowe: "Mater Mare"]

domenica 7 giugno 2009

Equilibrismi (Là).


Non essendo possibile aggiungere commenti sul suo sito, riprendo qui il post di Clelia Mazzini
per aggiungere qualche considerazione.


Qualsiasi movimento ha bisogno di un centro di gravità.
Dobbiamo riuscire a governare quel centro.
Heinrich von Kleist Il teatro delle marionette§ VIII


Il tema del centro di gravità, dell'equilibrio, della fune sulla quale camminare mi è particolarmente caro. Un pò come quello della difficoltà (impossibilità?) a comunicare e quello del doppio, del vero/falso.
La citazione di Clelia me ne ha fatta venire in mente un'altra, che vorrei condividere qui.
I Quattro quartetti (come le Elegie duinesi) sono un luogo al quale mi piace tornare spesso. Sento che in quei versi sono nascoste molte risposte alle mie domande e probabilmento proprio il fatto di non riuscire mai a comprenderli fino in fondo è la molla che mi spinge a rileggerli così spesso. Ogni volta è come entrare nello stesso prato e scoprire nuovi fiori, nuovi odori. In breve: per me sono vivi, continuano a vivere ogni giorno e a parlarmi. Sta a me cercare di capire quello che vogliono dirmi.


Al punto fermo del mondo che ruota. Nè corporeo nè incorporeo;
Nè muove daverso; al punto fermo, là è la danza,
Ma nè arresto nè movimento. E non la chiamate fissità,
Quella dove sono riuniti il passato e il futuro. Nè moto da verso,
Nè ascesa nè declino. Tranne che per il punto, il punto fermo,
Non ci sarebbe danza, e c'è solo la danza.
Posso soltanto dire: siamo stati, ma non so dire dove.
E non so dire per quanto tempo, perchè questo è collocarlo nel tempo.
L'intima libertà dal desiderio pratico, La liberazione dall'azione e dalla sofferenza, dalla spinta
Interna ed esterna, anche se circondate
Da una grazia del senso, una luce bianca che sta ferma e si muove,
Ehrebung senza moto, concentrazione
Senza eliminazione, insieme un mondo nuovo
E il vecchio fatto esplicito, capito
Nel completarsi della sua estasi parziale,
Nel risolversi del suo parziale orrore.
Eppure la concatenazione del passato e del futuro
Intessuti nella debolezza del corpo che cambia,
Protegge l'umanità dal cielo e dalla dannazione
Che la carne non può sopportare.
Il tempo passato e il tempo futuro
Non permettono che poca consapevolezza.
Essere consapevole è non essere nel tempo
Ma solo nel tempo il momento del nel giardino delle rose.
Il momento sotto la pergola dove la pioggia batteva,
Il momento nella chiesa piena di correnti d'aria all'ora che il fumo ristagna,
Possono essere ricordati, mischiati al passato e al futuro.
Solo col tempo si conquista il tempo.


[T.S. Eliot: "Quattro quartetti - Burnt Norton"]

sabato 6 giugno 2009

Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme (Ipse dixit).

La persona che ha una cosiddetta "depressione psicotica" e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette "per sfiducia" e per qualche altra convinzione astratta che il dare e l'avere della vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l'invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo io e voi se ci trovassimo davanti alla stessa finestra per dare un'occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l'altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano in su e urlano "No!" e "Aspetta!" riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta.


[David Foster Wallace: "Infinite Jest"]