venerdì 26 dicembre 2025

Andare per restare. Un romanzo di formazione in tempi di crisi – Lorenzo Lupi


Andare per restare. Un romanzo di formazione in tempi di crisi – Lorenzo Lupi



Come si legge un libro che parla di noi.

In Andare per restare, romanzo d’esordio di Lorenzo Lupi, seguiamo Giacomo Pasini, ragazzo che sui terrazzamenti delle Cinque Terre sogna un futuro da contadino e dialoga silenziosamente con il mare. La vendita di un bosco al centro di una speculazione edilizia offrirà alla sua famiglia l’occasione di cambiare vita e status sociale, aprendo le porte dell’università a Giacomo. Un cambio di prospettiva imprevisto che lo porterà a Milano prima e Amsterdam poi, fino ad aprirgli le porte dei santuari della finanza newyorkese. Solo dopo aver raggiunto i vertici di un successo mai cercato, Giacomo si renderà conto che non era ciò che desiderava e rifletterà su se stesso e sui propri sogni, fino a decidere di assumere finalmente il comando della propria vita.
Un libro che scorre con naturalezza, accompagnando Giacomo nei suoi spostamenti geografici e interiori, senza richiedere al lettore alcuno sforzo. A una prima lettura appare come il classico romanzo di formazione, originale per gli inserti lirici in seconda persona, scritti in corsivo, in cui l’anima del protagonista dialoga con lui secondo una modalità letteraria che ricorda il coro della tragedia greca. È solo la superficie, perché sotto l’apparenza si nasconde un romanzo generazionale anticipatorio. Giacomo Pasini è un ragazzo della “generazione 1989” che, a differenza degli altri, si mostra tiepido, se non diffidente, verso il nuovo che avanza. Chi considera la trama di un libro la parte meno interessante, un insieme di situazioni messe in fila dall’autore per far procedere la storia, e guarda più al sottotesto che al testo, troverà in Andare per restare un terreno di caccia: romanzo sulle radici, sulla crisi dopo il crollo del muro di Berlino, ma anche di riconnessione interna, che eleva la storia personale del protagonista a metafora universale della condizione umana contemporanea, offrendo al lettore una nuova prospettiva e una via per affrontare il disagio esistenziale della generazione "senza radici".

sabato 6 dicembre 2025

Herscht 07769 – László Krasznahorkai


Bompiani edizioni (I ed. 2021)

L'apocalisse è lo stato "naturale" della vita, del mondo, dell'universo, del qualcosa, l'apocalisse è adesso.

Con questo libro si ha l'impressione di trovarsi davanti a un nuovo capitolo della produzione letteraria del fresco Nobel ungherese. Rispetto ai grandi romanzi di Krasznahorkai degli anni Novanta, la trama è più lineare e la scrittura più scorrevole, pur restando all'interno degli argini stilistici e della visione apocalittica della realtà che la caratterizza. Herscht 07769 è infatti un testo che senza rinunciare alla classica prosa incalzante e tracimante, sembra "ammorbidire" le atmosfere lasciando intatta la capacità visionaria dell'autore.
Florian Herscht è un orfano, un gigante dalla forza fisica impressionante ma con una mente debole, sopraffatto dalla volontà del Boss, un nazista di provincia (il romanzo è ambientato a Kana, cittadina della Turingia) e suo capo sul lavoro di lava-muri. Herscht, fraintendendo le spiegazioni del signor Köhler, suo insegnante di Fisica, scrive lettere a Angela Merkel, per informarla della grave minaccia che incombe sul paese e sull'umanità: il rischio che la realtà possa scomparire da un momento all’altro. Da qui si dipana una trama avvincente (una novità nella scrittura di Krasznahorkai), che si sviluppa attraverso due direttive: da un lato i nazisti, che cercano di scoprire chi imbratta le vestigia che ricordano Bach, che il Boss, loro capo, considera una specie di santo che incarna il vero spirito tedesco e la sua ideologia, e dall'altro i lupi, la cui comparsa getta nello scompiglio la piccola cittadina. In un crescendo incalzante, ricco di azione e colpi di scena (altra novità), le due sottotrame si salderanno conducendo il lettore verso un finale con le caratteristiche dell'apologo e che, a differenza di molti altri romanzi di Krasznahorkai, sembra chiudere il cerchio, regalandoci una riflessione di spessore sulla decadenza della nostra società e sulle sue sorti tutt'altro che magnifiche e progressive.
Gli abitanti di Kana rappresentano gli abitanti di tutte le città, e sono descritti come una piccola comunità chiusa in se stessa, che reagisce davanti alla minaccia in maniera individuale, chiudendosi a riccio e manifestando impotenza, passività e diffidenza che sfociano nel caos. L'unico in grado di vedere il pericolo è Herscht, che non comprende razionalmente quello che succede ma "sente", e quindi sa entrare in armonia con la musica e con la natura, l'unico forse in grado di comprendere il mondo perché privo delle infrastrutture che accecano gli altri.
Herscht 07769 ci propone uno Krasznahorkai diverso: non “addomesticato”, ma certo meno oscuro e più vicino al lettore.