sabato 28 febbraio 2026

Disertare – Mathias Énard

 


(trad. Yasmina Mélaouah)
Edizioni e/o (I ed. 2023)


Il mestiere di scrittore.

Un tema, la diserzione, declinato in due storie che corrono parallele nei capitoli del libro senza mai incontrarsi. Nella prima, il protagonista è un soldato senza nome, che fugge dalla guerra attraverso un paesaggio che ricorda quello mediterraneo. La seconda invece è costruita intorno alla figura immaginaria di Paul Heudeber, del quale l'autore ci propone una biografia romanzata alternando ricordi e documenti. Se la prima storia rappresenta una diserzione reale, concreta, fisica, descritta con una prosa poetica, lirica, che a tratti (anzi, spesso) sembra sconfinare in un calligrafismo fine a se stesso, la seconda descrive, con un crescendo narrativo e una scrittura elegante, una diserzione "intellettuale": la ricostruzione di una vita complessa, fatta di scelte difficili e contraddittorie, sullo sfondo della quale emergono riflessioni sulla Storia e sulla memoria.

Considero Énard uno dei migliori scrittori del nuovo millennio, ma in questo romanzo mi sembra che si sia limitato al "compitino". L'impressione è quella di un progetto nato a tavolino, e non da un'ispirazione forte. A rafforzarla c'è quanto dichiarato dall'autore stesso, che la parte del soldato in fuga è stata aggiunta in seguito, dopo l'invasione russa in Ucraina, probabilmente per creare un collegamento con il presente.
Peccato che non ci abbia creduto fino in fondo e che non abbia ritenuto sufficiente la storia del matematico, sviluppandola in maniera più estesa. Peccato, soprattutto, perché si tratta di una storia che aveva, in nuce, tutte le caratteristiche per essere un grande romanzo postmoderno, per forma (intertestualità, meta-narrazione, pluralità di voci) e temi trattati (la memoria come ricostruzione, la fine degli ideali e l'incapacità di sostituirli, la dissoluzione dell'io).
Ripeto: peccato. Poteva essere un grande romanzo, e resta invece un buon romanzo irrisolto.

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