sabato 28 marzo 2026

Vaim – Jon Fosse

 


(trad. Margherita Podestà Heit)
Edizioni La nave di Teseo (I ed. 2025)




Un libro che ben si inserisce nel solco della Settologia, rispetto alla quale la tensione sembra meno trascendente e più chiusa. Fosse mantiene la sua scrittura scarna, fatta di frasi lunghe e avvolgenti, e introduce un ulteriore elemento: la trama perde le ultime foglie, lasciando in piedi la sola architettura del romanzo.
Vaim racconta soprattutto i pensieri, non tanto le interazioni dei personaggi, che risultano sempre più rarefatte, in una trama che si sviluppa in tre episodi.
Nel primo incontriamo Jatgeir, il protagonista del libro, diretto in barca a Bjørgvin con l’unico scopo di comprare ago e filo. Qui incontra Eline, della quale è sempre stato innamorato, che gli chiede di riportarla a Vaim con lui per sfuggire a un matrimonio infelice con Frank. Il secondo episodio è raccontato dal punto di vista di Elias, l'amico di Jatgeir che li vede tornare e descrive quello che succede, come Eline prende il controllo della vita di Jatgeir, escludendo lui dalla loro vita. Nell’ultima parte del romanzo la voce narrante è quella di Frank che riflette sulla sua vita, sul suo legame con Eline, e sugli accadimenti del romanzo.
Le cose, sembra dire Fosse, accadono con l’inevitabilità della neve che copre il mondo, piccoli accadimenti quasi senza peso che si possono solo accettare, senza provare a capirli. I personaggi sembrano rassegnati a vite che non hanno scelto, e i loro sentimenti rimangono inespressi, chiusi dentro di loro. Vite tenute insieme da ago e filo, da rattoppare più che costruire, vite chiuse in un bozzolo che incontrano altre vite senza conoscerle mai davvero. Figure che vediamo attraverso le parole degli altri, e ce li restituiscono diversi da come sono realmente, uomini e donne che hanno nomi diversi da quelli che usano, perché per gli altri non è importante chi sono davvero.
Difficile dire dove vuole andare a parare Fosse: Vaim sembra più preparare il terreno che raccontare davvero, come se ogni cosa fosse solo un avvicinamento. Conoscendo la sua prosa, immaginiamo che il movimento continuerà lento, un passo avanti e due indietro, fino a disegnare non tanto una storia quanto una condizione, un modo di stare al mondo che si lascia osservare ma non afferrare del tutto.

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