mercoledì 17 agosto 2011

Il sorriso ai piedi della scala


Questo noi siamo: nulla. Nulla e tutto, nessuno e ciascuno allo stesso tempo. Noi non applaudono, ma se stessi. Amico, fra un momento dovrò andare, ma prima lascia che ti dica una cosa, una cosetta che ho imparato da poco... Sii te stesso, soltanto te stesso: è una gran cosa. Ma come fare, come arrivarci? Ecco il lazzo, la piroetta più difficile di tutto il repertorio. Ed è difficile proprio perché non ci vuol niente. Non hai da cercar d'essere questo o quello, grande o piccolo, furbo o maldestro... mi senti? Fa' quello che ti capita. Fallo con buona grazia, s'intende. Perché non c'è nulla che abbia importanza. Nulla. Invece di risate e di applausi riceverai sorrisi. Piccoli sorrisi di compiacimento – e basta. Ma è tutto... e più di quanto si può chiedere. E' un mestieraccio sollevar la gente dl peso del fardello. Loro sono felici, dopo; ma tu? Tu sei più felice? Certo non ti devi mai far accorgere, per così dire. Devi fare in modo che non sappiano mai che piacere tu ne cavi. Se ti pescano, se scoprono il tuo segreto, sei perduto. Ti chiameranno egoista, dimenticheranno quello che hai fatto per loro. Puoi aver fatto tutto, tu, per loro – esserti letteralmente ammazzato di fatica, attaccato alla stanga – ma se sospettano che tu ne ricavi qualcosa per te, di darti una gioia che da te stesso non ti potresti procurare mai... 

[Henry Miller: "Il sorriso ai piedi della scala]

venerdì 12 agosto 2011

Rami nell'acqua



Un ramoscello che galleggia nel fiume. Lo osservo dall'alto, mentre la corrente se lo porta via. L'acqua è limpida, il fondale basso e sabbioso. Il ramoscello prende velocità, poi rallenta per la presenza di uno scoglio che affiora, sembra fermarsi, ma subito riesce a liberarsi. Riparte, lo perdo.
Getto un altro ramo nell’acqua, ne osservo la corsa. Seguo le curve che disegna, i giochi della corrente. Le analogie di percorso con il ramo che l’ha preceduto, i cambiamenti di rotta. E poi un altro ramo, e un altro ancora... Pezzi di legno portati via dal fiume, solo questo. 
Quando ero bambino potevo stare ad osservarli per ore, per pomeriggi interi diventavano tutto il mio mondo, non c'era altro di altrettanto interessante.
Felicità è recuperare un ricordo.

[Lars W. Vencelowe: "Pensieri, parole, opere ed omissioni"]

domenica 7 agosto 2011





Oh palazzo dello Stato Maggiore!
Un rotolo tu sei di carta gialla,
Svolto da sinistra a destra,
Concavo, come volta celeste.


Oh mare, lucido come disegno!
Oh altezza fredda del cielo!
Strappalo dalle mani dell'italiano
E in rotolo di nuovo avvolgilo.


Sotto il suo grigio mantello, sotto il braccio.
Perché sia rotta e disfatta la sutura.
Perché a saltelli cammini l'italiano
Nell'ombra dei giardini di Pietroburgo.


Nel vento, nel freddo pungente,
Con lo sguardo seguendolo a stento,
Comprenderò che tra il secolo e l'istante
La differenza non è poi così grande.


E più dei begli edifici
Amerò nei tratti della città
Quel glorioso senso
Della loro instabilità.


[Alexander Kušner: "La poesia di San Pietroburgo"]

sabato 30 luglio 2011

Preghiera

Dalla ringhiera d'un molo, guardo pesciolini, migliaia,
sciamare, ognuno un minuscolo muscolo, ma anche, senza
poter creare corrente, fare del loro unisono (girando, ripiegandosi,
entrando e uscendo dal proprio unisono all'unisono) fare di se stessi
una corrente visiva, che non può trasportare o muovere d'un
attimo la spirale dell'acqua che scende e sale, la
scia delle barche che ciclica infine ribatte sulla banchina, là dove
incontra la resistenza più profonda, acqua che sembra squarciarsi
(ha quegli strati), una corrente vera benché per lo più
invisibile che manda nel visibile (pesciolini) uno sfrecciare
veloce che impone il cambiamento -
è questa la libertà. Questa è la forza della fede. Nessuno ottiene
ciò che vuole. Non sarai mai più lo stesso. Il desiderio
è essere puro. Quel che ottieni è essere mutato. Sempre più
ogni minuto iridescente, da cui permea l'infinito,
e la dismemoria, certo, il riverbero di qualcosa
alla deriva. Qui, mani piene di sabbia, che faccio filtrare
nel vento, guardo giù e dico prendi questo, questo
ho salvato, prendilo, svelto! E se ascolto
ora? Ascolta, non ho detto nulla. Ero solo
qualcosa che ho fatto. Non potevo scegliere le parole. Sono libera d'andare.
Non posso certo tornare indietro. Non a questo. Mai.
E' un fantasma posato sulle mie labbra. Qui: mai.

[Jorie Graham: "L'angelo custode della piccola utopia"]

sabato 9 luglio 2011

Azzurro e possibilità

Alle volte sogno,
e la brezza nervosa che si alza da prua è il segno.
Scorrono veloci le cime nelle mani forti
si spiegano le vele come petali che si schiudono al sole.
Estate. Profumo di azzurro e possibilità.

Alle volte sogno,
e quando le altre barche ritirano la testa dentro al carapace
io mi alzo sulle punte per sfidare il mare nero
e gonfio l’ego come rana che ha smarrito la coscienza del sé.

Alle volte sogno,
ma questa è la vita
e qui io galleggio.

Ignota la rotta.

[Lars W. Vencelowe: "Mater mare"]