domenica 12 aprile 2015

David Foster Wallace – Tennis, Tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più.


Non ci proverò nemmeno.
A mettermi qui a spiegare il perché e il percome considero DFW un genio e compagnia bella.
Il fatto è che sono di parte, credente e praticante, adepto ultra-ortodosso di rito davidofosterwallaciano. La fede trascende la ragione, è cosa nota, e questo mi impedisce di giudicare in maniera imparziale. Non ne sono capace e questo è tutto.
Mi abbevero alla fonte, ascolto la parola. A volte comprendo, altre, credo di comprendere, altre ancora fingo. Non è fondamentale, non sempre, non per me. Il fatto è che di questa parola io ne ho bisogno, sento che è importante (già, la dipendenza).
Ho bisogno del pensiero complesso (non contorto) di DFW, capace di posarsi su un oggetto qualsiasi e tirarne fuori un mondo, osservandolo attraverso la lente del microscopio, sezionandolo come un entomologo, portando alla luce connessioni di ogni sorta.
Ho bisogno della sua scrittura "pollockiana", che sembra sempre sul punto di tracimare, che invade la pagina procedendo per accumulazioni, strati di parole, sgocciolature, riuscendo però a mantenere un rigore formale, ordine nel disordine.
Ho bisogno dei suoi aggettivi precisi, delle sue definizioni folgoranti, del suo vocabolario sontuoso.
Ho bisogno della sua capacità di volare alto ma anche di aggirarsi senza paura tra le umane miserie e perversioni, di saper divertire ma anche commuovere e far riflettere.
Ho bisogno delle sue trame intricate, del piacere di misurarmi con le traiettorie dei suoi ragionamenti, di perdermi, ritrovarmi e poi perdermi di nuovo tra le sue pagine.
Ho bisogno della sua personalità strabordante, del suo sguardo curioso, della sua umiltà, della sua profondità di analisi, della sua onestà intellettuale, della sua pietas.

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